Tacito e Davanzati: un nuovo confronto. A proposito della morte di Agrippina

Tacito e Davanzati: un nuovo confronto. A proposito della morte di Agrippina

di Annamaria Taliercio

Alla provocazione dell'umanista transalpino Henri Estienne, che in un saggio del 1579 vantava la superiorità della lingua francese rispetto alla lingua italiana nel rendere la conclamata brevitas dello stile di Tacito, reagì il fiorentino Bernardo Davanzati, con il suo volgarizzamento dell'intera opera dello storico latino, al quale attese sino al termine della vita (1606). Egli vinse la sfida, dimostrando di poter competere con la concisione tacitiana, e per questo ottenne un generale consenso di valutazioni positive (a parte un certo fastidio per gli idiotismi fiorentini, i riboboli di cui Davanzati programmaticamente si serve), che si è trasmesso anche alle generazioni successive.

Tuttavia in tempi più recenti forti riserve sono state espresse da parte di autorevoli studiosi (come Quintarelli, Bonora, Paratore) sull'effettiva capacità davanzatiana di cogliere e fissare gli elementi più caratterizzanti dell'arte e dello spirito di Tacito, quali i potenti chiaroscuri, le fulminazioni psicologiche, l'ethos tragico.