I fuoriusciti. Storie di fughe, ritorni e trascurabili vendette

I fuoriusciti. Storie di fughe, ritorni e trascurabili vendette

di Michele Lupo

Un pittore fallito è alle prese con una piccola peste e un amore tormentato (Il babysitter).

Due sorelle tanto diverse da assomigliarsi, a margine di un omicidio, inseguono le rispettive vite ingarbugliate (La sciarpa verde). Un sacerdote, dopo aver cercato nelle confessioni altrui le sue debolezze, si racconta a uno psicoanalista in una lettera delirante (Ego te absolvo). E ancora, un uomo rievoca il proprio passato di fanciullo del Sud cercandone il senso perduto (Gatti del Sud); un goffo libraio, una volta perso il lavoro, si reinventa venditore porta a porta e poi giustiziere (Cimento); e infine una poetessa, rinunciando alle parole proprie e altrui, si rassegna a una specie di harakiri spirituale (Congedo). Sono loro i fuoriusciti, chi per scelta, come beffarda forma di resistenza all'ipocrisia e alla vacuità delle consuetudini sociali, chi per selezione naturale, perché segnato da una fragilità interiore irrisolta. Come nella vita reale, il drammatico confina con il grottesco, la vendetta diventa talvolta sapido riscatto, le ambizioni si scontrano con l'ottusità e si infrangono come un sogno. Attraverso voci e stili diversi, che nell'insieme producono l'effetto di una piccola partitura polifonica, Michele Lupo raffigura il malessere del nostro tempo, senza compiacimenti e senza concessioni consolatorie, alternando malinconica ironia, svagatezza e crudeltà.